“Deve imparare le regole.”
“Non mi ascolta.”
“Conosce il comando, ma poi non lo fa.”
Frasi comuni, quasi automatiche. Ma dietro alle quali c’è spesso una grande confusione: regola e comando non sono la stessa cosa, anche se tendiamo a usarli come sinonimi.
Capirne la differenza può cambiare profondamente il modo in cui viviamo il cane… e il modo in cui il cane vive noi.

Cos’è un comando?
Un comando è una richiesta specifica dell’umano verso il cane, legata a un comportamento preciso : “seduto”, “fermo”, “fronte”…
Ha tre caratteristiche fondamentali:
- è puntuale (qui e ora)
- richiede una risposta immediata
- dipende molto dal contesto e dalla motivazione
Un cane può conoscere perfettamente un comando… e non riuscire a eseguirlo in quel momento. Non perché “fa il furbo”, ma perché è distratto, in difficoltà, spaventato o troppo attivato.
Cos’è una regola?
Una regola, invece, è qualcosa di più ampio e meno rigido. È un confine condiviso, che riguarda la vita quotidiana e la relazione.
Per esempio: in casa non sale sul tavolo, al guinzaglio si cammina insieme, certi spazi sono fatti per riposare, non si ruba il cibo dalle mani …
Le regole non chiedono una risposta immediata, le regole hanno una risposta continua e soprattutto hanno una coerenza nel tempo. Le regole non si eseguono, si apprendono e si consolidano vivendo assieme. Le regole sono quelle che ci consentono di far parte di una società.
Il problema nasce quando confondiamo le due cose
Spesso pretendiamo che una regola venga rispettata come se fosse un comando. E allora succede questo: ripetiamo mille volte la stessa parola, alziamo il tono, ci frustramo, ci arrabbiamo, pensiamo che il cane “non capisca” o “non voglia collaborare”
Ma una regola non si insegna dicendola o con dei semplici esercizi, si costruisce con l’esperienza, la prevedibilità, la relazione, la coerenza e la pazienza.
Le regole danno sicurezza, non limitano
Contrariamente a quanto si pensa, le regole non servono a controllare il cane, servono piuttosto a rendere il mondo più leggibile, ad “insegnare” a relazionarsi con la società con rispetto ed educazione.
Un cane che ha appreso delle buone regole, sa cosa aspettarsi, si orienta meglio, si rilassa di più, prende decisioni autonome con meno stress sa relazionarsi con i suoi conspecifici e con gli altri elementi che compongo il mondo che lo circondano.
Le regole funzionano quando sono: chiare, coerenti, adatte a quel individuo cane, e adatte a quel cane in quel momento della sua vita. Le regole vanno costruite e rispettate in primis in famiglia e poi portate nel mondo esterno.
E i comandi?
Non demonizziamo i comandi, i comandi sono utili, in particolare in situazioni di emergenza o nello sport! Ma, i comandi, funzionano se c’è una base solida, ovvero una relazione di fiducia all’interno del binomio. Senza questo, il comando diventa rumore di fondo oppure diventa mera obbedienza volta a snaturare il soggetto.
Educare non è far eseguire, è dare senso!
Nel lavoro educativo, non ci interessa che il cane “obbedisca”.
Ci interessa che capisca, che trovi un senso in quello che gli chiediamo, che apprenda a stare
Le regole costruiscono il terreno.
I comandi sono spesso strumenti, non soluzioni.
E quando smettiamo di confonderli, spesso succede qualcosa di semplice e potente: la comunicazione migliora.






